Mi è stato detto che in questi casi scrivere aiuta.
Ma cosa potrei scrivere che la mia mente non conosca e che invece possa aiutarmi ad uscire da questa situazione? I fatti sono chiari: mi sento in colpa e ne ho tutti i motivi.
Quando al rimpatrio di Natale a casa di zia Giovanna ho raccontato a Marco il suo futuro dalle mie labbra non sono uscite frasi complete. Ho tentennato pensando che non tutto quello che si può leggere sul palmo di una mano sia la totale verità: come si fa’ a dire al proprio cugino trentenne che secondo le rughe del suo palmo è meglio che si affretti a fare testamento? Ora devo tenere a freno la mia ansia mentre continuo a pensare se ho fatto bene a nascondergli alcuni particolari.
Madame Priscilla mi aveva avvisato sui problemi che la predizione del futuro poteva creare ma la mia vanità aveva considerato questa eventualità con troppa leggerezza. Quando la conobbi rimasi affascinato dal suo atteggiamento pacato e convincente e forse per questo la mia percezione della realtà era gradevolmente alterata. Priscilla era bellissima e il suo modo di vivere era totalmente spensierato. Era la dimostrazione di come una persona, convinta del fatto che l’anima non possa svanire, possa vivere in totale serenità e armonia con il mondo.
Mi misi subito a studiare la sua materia come solo uno scolaretto innamorato della propria insegnante può fare. Le sue lezioni di chiromanzia erano piene di passione, la stessa passione che io le restituivo sdraiati sugli enormi cuscini della sua stanza. C’era un patto tra di noi: niente denaro per le lezioni ma in qualche modo dovevo ricompensarla. Convenni che fare l’amore con una donna così gradevole era un prezzo conveniente per tutti e due.
I nostri incontri erano talmente assidui che nel giro di poche settimane le linee della mano non avevano più segreti per me… [continua]
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