Un deficiente. Come altro potrei descriverlo.
Suono il campanello di casa e chiedo alla signora che mi apre la porta di chiamare il figlio. Lui arriva con gli occhi cisposi. Mi guarda innocente ma preoccupato, stupito. Forse la mia divisa lo spaventa un po’. Prende coraggio e sicuro del fatto che io non potessi sospettare di lui, mi spara li la sua domanda: “Cosa vuoi da me?”. Piccolo tamarro che non sei altro, nessuno ti ha mai spiegato che alle persone sconosciute, tra l’altro più grandi di te, devi dare del “lei”?! Il suo atteggiamento da sbruffone era talmente irritante che a quel punto le mie intenzioni cambiarono. Prima volevo solo spaventarlo, ora volevo di più. Gli chiesi subito dove fosse stato la notte appena passata. Mi rispose che era stato fino alle cinque del mattino in discoteca con amici e poi dritto a casa a fare la nanna. Che angioletto! “Posso chiamare qualche tuo amico per verificare?” A questa richiesta la sua sicurezza vacillò un attimo e la paura gli fece uscire dalla bocca un soffocato: “Ma si può sapere che cazzo vuoi da me?”. Ora sì, che te la faccio cagare tutta. Mi rivolgo alla madre che ascoltava in disparte: “Signora, che lei sappia, suo figlio ha della vernice blu metallico da qualche parte?” L’espressione del viso della madre palesa un: “e che ne so io”, quella del ragazzo “come cazzo fa a saperlo?”… (continua…)


