Ho scritto t’amo sull’asfalto.

By anacard

Un deficiente. Come altro potrei descriverlo.

Suono il campanello di casa e chiedo alla signora che mi apre la porta di chiamare il figlio. Lui arriva con gli occhi cisposi. Mi guarda innocente ma preoccupato, stupito. Forse la mia divisa lo spaventa un po’. Prende coraggio e sicuro del fatto che io non potessi sospettare di lui, mi spara li la sua domanda: “Cosa vuoi da me?”. Piccolo tamarro che non sei altro, nessuno ti ha mai spiegato che alle persone sconosciute, tra l’altro più grandi di te, devi dare del “lei”?! Il suo atteggiamento da sbruffone era talmente irritante che a quel punto le mie intenzioni cambiarono. Prima volevo solo spaventarlo, ora volevo di più. Gli chiesi subito dove fosse stato la notte appena passata. Mi rispose che era stato fino alle cinque del mattino in discoteca con amici e poi dritto a casa a fare la nanna. Che angioletto! “Posso chiamare qualche tuo amico per verificare?” A questa richiesta la sua sicurezza vacillò un attimo e la paura gli fece uscire dalla bocca un soffocato: “Ma si può sapere che cazzo vuoi da me?”. Ora sì, che te la faccio cagare tutta. Mi rivolgo alla madre che ascoltava in disparte: “Signora, che lei sappia, suo figlio ha della vernice blu metallico da qualche parte?” L’espressione del viso della madre palesa un: “e che ne so io”, quella del ragazzo “come cazzo fa a saperlo?”…So cosa sta passando per la testa del ragazzo: si immagina in un serial televisivo tipo CSI e comincia a pensare quali tecniche super scientifiche io abbia usato. Il suo sguardo cambia e una postura da sfida gli risveglia il corpo e finalmente anche la mente. Inclinando leggermente la testa da un lato mi chiede: “Come mai è venuto proprio da me a investigare su questa vernice? Ha trovato le mie impronte digitali o il mio DNA sul luogo del reato?” Sto perdendo la pazienza ma trattenendomi riesco ancora a rispondergli che non è ancora così importante ma al massimo rischia un verbale per imbrattamento di luogo publico. Dall’espressione provocata a questa rivelazione capisco che lui sa che io so. Allora rincaro la dose: “Per caso comosci una certa Jessika che abita in via Vinovo?” E lui pronto e preoccupato:”Perchè, le è successo qualcosa?” O mio Dio! E’ proprio cretino! “No, stai tranquillo. Hai scritto tu sull’asfalto <<Jessika Ti Amo X Sempre!!! Tuo Lupacch….>> ?” Colto in fallo confessa. Con la testa china di chi è stato appena scoperto mi sembra quasi un bravo ragazzo. Ma sì, ha fatto una bravata per amore. Poverino forse la ragazza a quest’ora non è neppure ancora sveglia e non ha ancora guardato per strada. Invece lui è stato già beccato e dovrà pagare in qualche modo il danno al comune. Mentre penso a queste cose in lui si rianima nuovamente qualcosa. “Mi scusi, ma come ha fatto a rintracciarmi così in fretta? Come faceva ad essere così sicuro che fosssi stato io? Ha avuto una soffiata!? La calligrafia della scritta? ” Lo prendo sotto braccio come un figlio e lo porto fuori dalla casa. Gli indico la strada si vede una lunga striscia di vernice che porta fino alla sua macchina. Mi ha spiegato che mentre scriveva fu disturbato da qualcuno così scappò senza finire la frase. Non si era accorto che nell’accelerazione il secchio di vernice si era rovesciato nel cofano lasciando un’indelebile firma che portava fino alla sua casa.

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